Lighthouses - I  Fari

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Il nome deriva dall'isola di Pharos, di fronte ad Alessandria d'Egitto, dove nel III secolo AC era stata costruita una torre sulla quale ardeva costantemente un gran fuoco, in modo che i naviganti su quei fondali potessero districarsi dalla retrostante palude Mareotide.
L'uso di accendere fuochi in un punto prominente della costa, ad indicare ai naviganti punti critici (o anche punti d'approdo), è comunque intuitivo e di certo anteriore al
faro di Alessandria. E siccome è assai antico, i fari antichi venivano dedicati agli dei, che erano considerati gli artefici finali e gli unici veri garanti della salvezza dei marinai.

I segnali emessi erano in origine esclusivamente luminosi, e stabili. L'applicazione di uno specchio (e poi di una lente) alla fonte luminosa, in modo da estendere la portata luminosa del manufatto, fu per lungo tempo la sua unica evoluzione sostanziale. Si aggiunsero poi meccanismi di rotazione, lenti per la colorazione della luce e cosė via. Il salto tecnologico si ebbe con l'aggiungersi, ai fari luminosi, di altri "ausili alla navigazione", in particolare dei c.d. "ausili radioelettrici" - radiofari e risponditori radar. Ogni faro luminoso ha delle caratteristiche la cui sommatoria ne rende univoca l'identità. Tra le altre: il colore, il tipo di luce (fissa, a fasci o scintillante), il periodo di intermittenza.

L'evoluzione estrema del faro può essere considerata la torre di controllo di un aeroporto, che però, essendo un sistema interattivo di comunicazioni, cambia in modo sostanziale la natura del sistema iniziale.

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